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August 10, 2009
10 agosto

ma le stelle cadono anche dal cielo di New York?
io credo di si ma loro non lo sanno…

August 9, 2009
casa

Torniamo in Italia.Due mesi e mezzo sono un bel po’ di tempo,ora che ci penso è il tempo più lungo che ho passato di seguito fuori dal mio paese da quando sono al mondo.Certo non siamo stati sulla luna ma a New York che è veramente dietro l’angolo oramai e lo sarà sempre di più.Ho sperimentato quanto siano cambiate le cose negli ultimi anni.Con interenet,skipe e la telefonia mia figlia e la sua compagna di classe Margherita hanno fatto i compiti delle vacanze insieme a 7000 km di distanza.Gli unici che rimangono straniti da skipe e dall’iphone sono i nostri due cani che io li saluto dal monitor mentre sono ospitati a casa dei nonni e loro si guardano intorno disorientati.Per loro contano ancora solo gli odori e le carezze,la ciotola piena e le palle lanciate da andare a riprendere.
Sono stato due mesi e mezzo al centro della musica e ho respirato musica mangiato musica e costruito musica.
Due mesi e mezzo d’america sono un bel “workshop” sul mondo che cambia e sull’Italia che fa fatica a cambiare.Ieri ho letto due cose che mi hanno colpito,:una era l’intervista rilasciata da Battiato al Corriere della Sera e sono due segnali del fatto che l’energia (la “forza”,quella di luke skywalker in guerre stellari), c’è ed è ben rappresentata.
My wife mi ha passato al telefono il suo babbo che ieri è stato a “le Chianacce”,la Valdichiana profonda,alla festa dell’unità e c’era la Deborah Serracchiani a parlare e la gente la festeggia come se fosse la famosa rondine che,si sa,non fa la primavera ma si sa anche che d’inverno di rondini non se vedono.L’entusiasmo in genere i cinici lo vedono con sospetto e invece è oro puro,e chi riesce a generarlo nel mondo di oggi va tenuto in grande considerazione.In tempi di incertezza un po’ di entusiasmo ti fa credere che le cose possano migliorare devvaero,cambiare davvero e che il futuro è un luogo dove ancora c’è spazio per qualche promessa.Tempo fa ho conosciuto un famoso esploratore legato a National Geographic e si diceva che il mondo non ha più spazi di mappamondo lasciati in bianco come un secolo fa ma la nostra anima ne ha tantissimi,il nostro desiderio,la nostra capacità di progettare la vita in comune sulla stessa terra è ancora una grande avventura possibile dove mettersi in gioco.
L’america è in difficoltà,chiudono negozi e fabbriche e molte pubblicità alla TV parlano di avvocati da contattare nel caso di difficoltà economiche bancarotta o porblemi col fisco.Qualche anno fa si pubblicizzavano mutui facili e vacabze in luoghi esotici.Obama sta provando a trasformare il sistema sanitario dando più peso al ruolo dello statto,in america questa cosa è vissuta come una rivoluzione.
Intanto una signora portoricana che si chiama Sonia Sotomayor è eletta presidente della corte suprema,una carica tra le più importanti che per la prima volta è ricorperta da una donna di origini ispaniche.Nel Bronx e a Spanish Harlem ci sono manifesti con la sua faccia sorridente attaccati dalla gente.Sono iniezioni di energia per un paese che ne ha molto bisogno.La crisi economica accende piccoli fuochi di entusiasmo in quella parte della società che con la crisi ci fa i conti da quando è nata.La musica non si ferma,il mercato dei dischi soffre ma non c’è mai stata così tanta musica in giro.Woodstock compie quaranta anni e qualcosa di quello spirito è rimasto anzi forse non è mai stato così vivo.Lì c’era un’america che perdeva l’innocenza dopo presidenti assassinati e uomini di pace uccisi per le loro idee,c’era il Vietnam e c’era la fine di un sogno che aveva generato musiche come quelle di jimi hendrix,di dylan,dei beatles,dei beach boys.Musiche di libertà che spesso erano diventate marce funebri per via del demone della’utodistruzione che ammala le generazioni più viziate.Quaranta anni dopo la questione è sempre la stessa:bilanciare la potenza del sogno con la cruda realtà.E’ il lavoro che spetta al rock’n’roll da sempre nel fango gioioso e psichedelico di Woodsotck come attraverso la rete di internet dove viaggiano i files digitali.
L’italia vista da lontano fa girare la testa.Da una parte c’è il fatto indiscutibile che siamo “l’italia” e nel mondo questa parola significa ancora tanto,prima di tutto sinonimo di una certa energia creativa,di un sapere antico ma in grado di rinnovarsi continuamente senza perdere mai quel qualcosa di unico.Sto parlando della bellezza e dell’armonia,concetti che tutti associano alle cose italiane,dal cibo al design (attenzione perchè niente è per sempre e ormai quella che era una specie di esclusiva non lo è più).Gli Italiani in giro per il mondo sanno farsi valere.L’altro giorno a San Francisco ho pranzato con un importante uomo di cinema americano nemmeno quarantenne e solo a nominare Fellini o Pasolini gli si bagnavano gli occhi di lacrime.Ma l’Italia vista da lontano è anche quel paese che fa fatica a raccontarsi per quello che sta vivendo oggi,perche non se ne può più di dover ricorrere al passato per essere rilevanti fuori da casa nostra.E non se ne può più di essere all’estero e di vederli ridere sotto i baffi quando in una qualsiasi conversazione si nomina la nostra politica.Mi sono trovato spesso a dover difendere una storia indifendibile per il semplice fatto che non mi piace che mi si parli male dell’Italia fuori dall’Italia,perché come canta Gaber anche se “non mi sento italiano” per fortuna o purtroppo lo sono e quei difetti e quei pregi,per fortuna o purtroppo,sono anche i miei. Abbiamo bisogno di un’altra storia,di nuovi valori,di più energia.
Mi tornano sempre in mente le parole con cui Italo Calvino chiude il suo capolavoro “le città invisibili”.Sono parole che utilizzo spesso come una specie di preghiera:
“L’inferno dei viventi, non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Sono stati due mesi e mezzo bellissimi pieni di musica e di vita al massimo,ho le pile cariche e voglia di tornare a casa e di inventarmi il futuro.

Un pensiero finale lo dedico a quei ragazzi che sono morti ieri nello scontro tra un’elicottero e un piccolo aereo in volo sul fiume Hudson.

questo blog finisce qui.
alla prossima
see ya
halleluya

August 7, 2009
tattoo

Gioia infantile.Mi sono regalato un nuovo tatuaggio,non ci sono ragioni per cui uno si procuri disegni indelebili sulla pelle e proprio per questo mi sono sempre piaciuti i tatuaggi.Non c’è nessun vero motivo mistico,spirituale,tribale,ancestrale ecc. è solo il proseguimento di quello che si faceva sotto casa con gli amici quando compravamo le bustine coi tatuaggi dal giornalaio e ci tappezzavamo le braccia da far imbestialire le mamme che poi dovevano grattare con la spugna ruvida e il sapone dei piatti per mandarli via.I tatuaggi non restano per sempre come nienet resta per sempre quindi è una menata quella che dicono che poi stancano,si fa prima a crepare e a finire sotto terra con tutto il tatauaggio che a stancarsi.E po fanno anche un pò di compagnia e infatti li ho tutti in punti dove li posso vedere bene.Quando vado in bici mi fanno compagnia sono presenze amichevoli.Mia nonna mi ha detto che un suo fratello ,se non ricordo bene era suo fratello,era stato in marina durante la grande guerra e aveva un veliero o qualcosa di simile sul braccio.Quando si va in giro per il mondo in certi paesi il tatuaggio è anche un modo per rompere il ghiaccio magari in un villaggio da qualche parte,i bambini si entusiasmano subito e i grandi ridono e il sorriso è sempre la porta migliore attraverso la quale passa la comunicazione.
Il soggetto è qualcosa che ha a che fare con la mia vita da una vita e da un pò volevo disegnarmelo addosso.
Me lo ha fatto lo stesso che mi ha fatto la balena l’anno scorso.Un maestro tra i più bravi al mondo.Si chiama Troy Dennings,è un tipaccio con la faccia da tatuatore d’altri tempi e ha uno studio spartano nel Lower east side da una ventina d’anni.Ho preso un appuntamento sei mesi fa perchè ha una lista affollata ed è una bella coincidenza che me lo abbia dato per il giorno dopo l’ultimo concerto di questi che abbiamo fatto.Ci ha messo 5 ore e ora fa un pò male ma è venuto bellissimo e in famiglia è piaciuto anche se non è quel tipo di cosa che aumenta la stima per un marito,in effetti non è esattamente una cosa da quarantaduenne con la testa sulle spalle.Però almeno non occupa spazio nei bagagli.

bagagli

si smontano gli strumenti nella casa di chinatown.Saturno e Riccardo hanno l’aereo domani sera e noi poco dopo.Come al solito quando si torna dall’america rigonfiano i bagagli di roba comprata in giro che bisogna andare dal cinese qui all’angolo a prendere una borsa in più.Chitarre nuove,pedali di effetti per basso e chitarra,gli hard discs con le registrazioni in studio e nei live,magliette di ogni tipo,cappelli,aggeggi tecnologici che con il dollaro basso costano meno.Il bagaglio più importante naturalmente non occupa spazio e può stare tutto nel cuore ma il minimalismo non è mai stato il nostro stile.

August 6, 2009
arrivederci

Stasera abbiamo suonato al Santos Party House,un locale che è al centro della scena musicale che viaggia fuori dal mainstream.Qui curano molto la programmazione e i proprietari sono musicisti e gente storica dell’hip hop.E’ stato un concerto di arrivederci coi fiocchi e un po’ di “saudade” come succede spesso con i saluti.Non mi sono mai piaciuti saluti,tendo sempre a tagliare corto.Da piccolo ceracvo sempre di evitarli,quando qualche ospite che era stato in casa doveva andarsene io non mi facevo trovare,andavo a nascondermi da qualche parte.Ci rivedremo con questi musicisti che abbiamo conosciuto qui,magari l’anno prossimo facciamo un giro di festival europei e qualcosa in italia con questa formazione,sarebbe proprio bello.Colgo qui l’occasione per ringraziare Saturnino,Riccardo Onori,Gil Olivera,Medianoite,Gilmar Gomes,Charles Blenzig,Zeb the spy from Cairo,Fabio Morgera,Kristos Rafaelidis e i musicisti che hanno sono passati a trovarci e magari ci hanno regalato qualche nota nelle nostre jam.Ringrazio i proprietari dei locali che ci hanno fatto suonare:Il Nublu,il Joe’s Pub,lo ZEBULON,il Santos Party house e tutti le persone che ci lavorano.Ringrazio Mark Garthemberg che ha organizzato questa trasferta americana in stretto contatto con la mia squadra in Italia.Duccio, Paolo Soravia, Michele Maikid Lugaresi, Michele Truglio e peppino malpasso per le riprese di tutti i concerti che magari un giorno diventeranno un filmino.My Wife che è stata quella che ha spinto per venire a suonare a New York sapendo in anticipo che mi sarei divertito parecchio (…le donne lo sanno),grazie my love.E chiaramente ringrazio quelli che sono venutiì a sentirci,tutti uno per uno.
Adesso torniamo a casa e ho subito delle cose da fare.Ho promesso un pezzo a un amico e sono già parecchio in ritardo.Poi inizia lo stage di teatro musicale per ragazzi e quella è una cosa alla quale tengo parecchio.Allestiremo “la parrucca di Mozart” in dieci giorni di vita insieme con una sessantina di ragazzini che suonano uno strumento almeno da due anni o che hanno voglia di provare cos’è un vero palcoscenico tra la disciplina e il gioco.Dopo due mesi di ritmo e di improvvisazione avremo a che fare con spartiti e archi.Dopo due mesi di musicisti con esperienza e chilometraggio passeremo ai ragzzini che fanno ancora le scale e contano le crome e le semicrome.E’ tutto quanto in movimento.
Poi domani vi slauto per bene e vi racconto le ultime storielle prima di chiudere queste chiacchiere quasi sempre notturne.
Thank you.

August 5, 2009
san francisco

Sono stato 3 giorni a san Francisco per incontrare una persona.Attraversare l’America in aereo racconta qualcosa sulle dimensioni di questo paese che noi racchiudiamo in una parola di sette lettere così come raccogiamo il mondo intero in uan parola di cinque:mondo.Ci vogliono sei ore di volo da New York a San Francisco e sotto ci sono le terre sconfinate.L’epica americana è generata dai grandi spazi sterminati,la terra è la mamma di tutte le storie.Gli sport più amati d’america sono il Football e il Baseball e sono due modi opposti per raccontare la stessa storia:l’oocupazione di uno spazio ottenuta vincendo le avversità.Da est a ovest seguendo il percorso del sole ho attraversato in aria la terra che gli americani venuti da tutte le parti hanno fatto in un paio di secoli per arrivare all’altro mare e una volta rrivati là hanno cominciato a esplorare gli spazi virtuali della fantasia:il cinema,i computers,internet.Le industrie della california.
La baia di san Francisco è uno dei posti più belli del mondo,un colpo d’occhio degno di Dio nel suo primo weekend dopo la creazione.
Ora sono tornato a New York per fare l’ultimo concerto di questa avventura estiva.Poi torneremo a casa tra qualche giorno.

August 1, 2009
walking

New york in agosto non si svuota.La macchinona continua a girare a pieno ritmo nonostante un caldo che ucciderebbe un elefante.C’è la crisi è vero ma tutto è in movimento,forse più di prima,questa è la mia impressione.Ieri sera volevamo andare a sentire una bassista che ci piace in un club minuscolo all’angolo tra la seconda strada e avenue C ma sulla porta c’era scritto “a causa di un litigio Me’shell non suonerà stasera”.Non si specificava chi avesse litigato con chi ma la cosa suonava divertente.Magari durante il sound check si è presa a bassate con il barista oppure il fidanzato l’ha mollata lì in piena prova oppure è stato il barista a provocarla dicendole “aò me’shell ho sentito un bassista italiano più bravo di te!!!!”.Insomma ne ho approfittato per tornare a casa a piedi attraversando in solitaria la New York by night che è sempre una bella cosa,anzi una delle cose più belle da fare.Andare a zonzo,così semplicemente senza una meta,prendere appunti con gli occhi,entrare in un “deli” aperto 24 ore e ascoltare i discorsi degli altri mentre si indugia nella scelta di una lattina,come in un film di Jim Jarmush.I cassieri dei “deli” sono quasi tutti coreani o yemeniti,e in genere sono tipi scorbutici e non riesci mai a incrociare i loro occhi nemmeno quando metti il dollaro della bibita sula banco della cassa.Guardano sempre da un’altra parte,non si sa bene dove.Però ieri sera ho capito che uno era dello yemen allora gli ho detto “sei dello yemen?” e lui mi ha guardato con sospetto dicendo yes e io “è un paese bellissimo,san’à è una città incredibile e il deserto è pura poesia…” e allora sono diventato immediatamente suo fratello e non ha voluto i soldi della seven up.
Mi ha stretto la mano ed è finita lì.Fa piacere ricevere complimenti sul proprio posto di provenienza,è una cosa strana perché in fondo non si hanno meriti particolari sulla bellezza o bruttezza della propria terra…o forse si.

inglisc

Oggi mi ha intervistato la National Public Radio per un programma della domenica pomeriggio.Si sentirà in tutti gli Stati Uniti.Il mio inglese non è proprio ortodosso ma riesco a spiegarmi abbastanza bene anzi il limite lo vivo come un vantaggio.Di solito se parlo la mia lingua tendo a divagare parecchio girando intorno alle cose mentre l’inglese mi costringe all’estrema sintesi e a volte escono frasi a effetto.Alla domanda “cosa vuoi comunicare con le tue canzoni?” in Italiano mi dilungherei in tentativi inutili di dare un senso alla cosa invece in inglese mi è uscita “I want to comunicate comunication” e mi è sembrata la risposta che si avvicina di più al senso vero di quello che provo a comunicare con le canzoni.Poi mi ha chiesto “cosa prova uno cresciuto con il rap trovandosi a fare concerti a Neww York?” e io ho risposto “it’s like for an american priest to go to celebrate in Vatican” e anche questa è piaciuta,meno male.L’inglese che so l’ho imparato con le canzoni e grazie a una ottima professoressa del liceo che si chiamava Di Veroli e che entrava in classe e da quel momento era vietato dire una parola in italiano fino alla campanella.Era una veramente brava,penso che ora sia in pensione.Aveva la passione dell’insegnamento che è una fortuna per una classe,una fortuna abbastanza rara.Essendo ebrea ci parlava spesso del suo popolo e delle sue tradizioni e facendolo in inglese si finiva per imparare le due cose insieme.Ogni tanto mentre parlo inglese con qualcuno ci penso alla vecchia Di Veroli e penso che sarebbe contenta.Veramente ci penso e non so se capita a tutti ma io davvero penso che sia una vera fortuna imbattersi in bravi insegnanti che abbiano la passione per l’insegnamento e che alla domanda “cosa vuoi insegnare con il tuo mestiere?” risponderebbero “voglio insegnare ad imparare”.

July 31, 2009
salute!!!

Mi piace svegliarmi con l’arrivo di un sms che annunica belle cose.Stamattina per esempio eravamo ancora in quella zona del sonno dove pensi che non ti alzerai mai e il telefonino ha annunciato che una nostra amica che aveva un esame medico importante che ci teneva sulle spine è ok.Negativo.E allora la colazione è davvero una festa.Non che non lo sia sempre,ma stamattina ho messo subito un cd con una collezione di samba di quella da carnevale,quella sgraziata ma potente come è a volte la vita.
Certi esami medici hanno quest’aria da busta finale del quiz di rischiatutto.La uno la due o la tre?
Una volta ero dentro a una macchina per la risonanza magnetica e mi sono sentito come Isacco sul sasso in cima al monte.I medici si aggiravano intorno a me in silenzio con le mosse di quelli che sanno qualcosa che io non so.Sacerdoti,ecco cos’erano in quel momento,ho capito come doveva sentirsi un uomo dell’antichità entrando in una Tempio. Il grande tubo della risonanza,bianco e pulitissimo con voce potente di robot faceva paura,induceva a un silenzio che solo nei luoghi sacri.
Il mio dottore dice uan cosa che mi piace:la salute non sta mai ferma,o migliora o peggiora ma non c’è mai un momento in cui non stia andando da qualche parte.

fuss’ che fus

E’ quasi finita l’avventura di New York,mercoledì prossimo faremo l’ultimo concerto,quello che chiude il Soleluna NY Lab 2009,e lo facciamo al Santo’s Party,un club grosso e molto rock in canal street.Stasera al Joe’s pub ci siamo divertiti parecchio.Già so che mi mancheranno questi musicisti e mancheranno anche a Saturno e a Riccardo che sono venuti qui dall’Italia con me a condividere questa storia scegliendo di rinunciare a un sacco di guadagni (potrebbero suonare in qualsiasi grande tour se solo volessero) in nome dell’amore per la musica e di una storia che anche se porta la mia faccia in copertina è da tanti anni anche la loro storia.
Oggi riascoltavo la roba registrata questi giorni in studio.Belle cose,spunti da tenere d’occhio,qualche cosa di molto forte e un paio di bombe.Bilancio ottimo.Ottima semina.
Ogni tanto mi sveglio in questa città e non mi sembra vcro che siamo venuti a suonare a New York,che stiamo respirando la musica di questa città,suonando in questi club,sudando con davanti poche decine di persone tanto sudore quanto ne sudiamo quando ce ne sono migliaia.Alla fine la musica è musica.uno nessuno centomila,la musica è lì a mettere le persone in contatto con qualcosa di profondo che ognuno ha dentro.
Una delle cose che mi porto via è l’energia degli Italiani che ho incontrato qui e che ci sono venuti a inseguire un sogno,una carriera,una possibilità di uscire da quella visione che purtroppo a volte si impone dall’altra parte dell’oceano,il “vecchio mondo” dove sembra che tutto sia stato fatto,detto,provato e storicizzato.Non arrivano qui per scappare da un’Italia che non amano ma sono qui proprio perché amano l’Italia e come spesso accade quando si ama forte una cosa bisogna starne lontano per non farsi inghiottire da quell’amore.E allora partono e ci provano e ho incontrato fotografi che dormono a sbafo dentro un sacco a pelo da amici di amici e altri che vivono nei grandi attici perché hanno svoltato.Artisti,avvocati,dottori,artigiani,cuochi,architetti,inetellettuali,sportivi,contabili,stilisti,imprenditori e musicisti tutti qui a spendere il loro talento perché si moltiplichi come quello della parabola che cade nella terra giusta.Perchè l’impressione che qui ci sia il campo dei miracoli è molto forte e la tentazione di venirci a sotterrare le quattro monete è naturale.
E’ la terra delle contraddizioni,ma quale terra non lo è oramai?
Oggi ho ricevuto una mail da amici italiani che mi chiedono di aderire alla campagna di protesta contro i tagli al FUS,il fondo pubblico per lo spettacolo,i soldi che lo stato dovrebbe mettere a disposizione di chi produce cultura e ricerca nel campo dello spettacolo che non può sostenersi con il mercato e basta.Conosco artisti e operatori la cui attività dipende interamente da quei soldi e vi giuro che sono dei veri eroi e vivono di pochissimo.E’ chiaro che aderisco.Un paese come il nostro dovrebbe tenere la cultura tra le sue priorità.Però la mail la leggo mentre sono nei camerini del Public Theratre (il Joe’s Pub dove ho suonato stasera è uan parte di questo complesso dedicato alle performing arts) e il public Theatre è un’impresa no-profit che sta in piedi senza che lo Stato ci metta una dollaro.E qui fanno un sacco di ricerca.Qui è nato tutto il nuovo “musical” americano,quello che all’inizio nessuno voleva e poi ha generato roba tipo “a chorus line” o “rent”.Insomma aderisco ma qualcosa mi dice che il sistema così com’è da noi non funziona.Bisognerebbe aprire un vero tavolo di discussione con gente del settore che se ne intende e che ha esperienza.Io faccio il cantante pop e la mia attività non riceve nessuna sovvenzione statale (sono quelli del mio pubblcio che sostiengono la cosa,grazie a loro e al cielo) ma non tutta la musica è pop e io mi sento di difendere tutta la musica e tutte le forme di arte,specialmente quelle che esplorano nuovi linguaggi,nuove prospettive,anche scomode,specialmente quelle nuove e scomode.Un paese senza arte è un paese che non ha un’immaginario.E un posto senza un immaginario forse non è più neanche un posto.Forse sta qui il punto.Allora bisogna che se ne parli di questa storia.Baricco ne aveva parlato dicendo cose provocatorie e stimolanti poi però non è seguita una discussione approfondita.Non lo so,sono le quattro di notte,dovrei andare a dormire che poi straparlo.

July 30, 2009
tre giorni

Tre giorni chiusi in studio a Brooklyn.Succede che il proprietario dello studio sia il figlio più piccolo di una storica famiglia di importatori di vini italiani in america.Non lo sapevo.Ora capsico molte cose.L’amore per le piccole differenze.L’ho scoperto dopo che ha aperto la terza bottiglia che qui bisogna fare un leasing.Vino e musica sono da sempre una coppia che funziona.Sono tante le analogie possibili.Tra un vino normale e un vino buonissimo si sono di mezzo i tre centimetri del salto in alto alle olimpiadi.Mi spiego.Per saltare fino a una certa altezza ci vuole un allenamento che tutti più o meno possono permettersi,poi ogni centimetro costa fatica,tantissima,troppa per quasi tutti.
Tre giorni a dirigere il traffico di una band di dieci musicisti incalliti.Ora ho dei nastri pieni di roba venuta fuori a valanga.Quello che mi interessa in questo momento è cercare.Immaginare un tamponamento tra il pullman di james brown e il furgone dell’orchestra casadei.Constataziione amichevole poi la sera i due si ritrovano scambiati i musicisti e iniziano a suonare.Provare a elettrificare la musica italiana degli anni cinquanta quella scritta quando io non ero nemmeno in’idea dei miei genitori,quando loro erano bambini,quando l’Italia usciva dalla guerra a pezzi e aveva bisogno di ricostruire prima di tutto la fiduca in se stessa.In quei pezzi c’è qualcosa.La musica registra le atmosfere.

July 29, 2009
badmutherfucker

È così dura restare in superficie nel traffico musicale di new york che i musicisti che decidono di vivere qui e ce la fanno suonano in modo incredibile.Il livello è altissimo.Ogni musicista con il quale sto avendo a che fare ha allo stesso tempo grinta conoscenza velocità e un saper vivere che si sviluppa solo in una jungla così.Gente arrivata qui inseguendo un sogno prova a resistere all’impatto con la città che i sogni te li può masticare e sputare nel giro di una settimana,e se ci riesce gli spunta un senso in più,diventa musicalmente quello che qui chiamano un “bad mutherfucker”.Se la traduci in italiano è una parolaccia tremenda ma riferita a un musicta vuol dire che è uno che la sa lunga.Un “Bad Mutherficker” può suonare in ogni situazione dalla più feroce alla più accademica,dal matrimonio al grande stadio senza fare una piega sempre con lo stesso tiro,la stessa prontezza la stessa “ferocia”.Dovrebbe essere obbligatorio per ogni fighetto del mondo che si dà arie da musicista:sopravvivere due mesi,ne bastano due,confrontandosi musicalmente con la scena musicale di questa città.I casi sono tre ,o torna a casa e cambia mestiere o fa finta di niente e torna a casa e continua a darsi delle arie o diventa un “bad mutherfucker” e allora lo puoi trovare sotto una metropolitana o alla scala o in un palasport e un’emozione te la riesce a regalare comunque.

July 28, 2009
A/C

gli americani sono pazzi per l’aria condizionata.La chiamano amichevolmente A/C.D’inverno entri nei posti
e ti devi spogliare nudo e d’estate entri nei posti e ti devi metter il
piumino.Ho capito che quello che loro amano non e’ il freddo o il caldo ma
e’ lo sbalzo di temperatura fine a se stesso.Gli piace questo bunjee
jumping termometrico.Amano potersi sentire padroni del clima interno dei loro edifici,è un delirio di potere.In questi giorni fa un un caldo bestiale ma basta
varcare una soglia qualunque per ritrovarsi nel gelo.Poi se la menano con
il risparmio energetico,ma e’ solo un racconto perche’ poi se gli chiedi
di abbassare l’aria condizionata ti rispondono che non si puo’.E’
impossibile abiutarsi ma si puo’ fare l’abitudine di portarsi sempre
dietro un maglione pesante.
Ieri e’ arrivato qui Mauro Pagani di passaggio a New York per fatti suoi e l’abbiamo
coinvolto nel concerto del nublu.Sul palco,che non e’ un palco ma una
pedana di 3 metri quadri rialzata di 10 cm non c’era posto e allora ha suonato il violino
dalla consolle del dj.Praticamente un mezzo busto.Faceva motlo ridere a
guardarlo:Mauro Pagani,uno dei musicisti italiani piu’ importanti del
dopoguerra su una consolle da dj col suo violino elettrico che improvvisva
sulla nostra jam.Pero’ le note che ha messo erano un dono dopo
l’altro.Grazie man.Mitico.Se stamattina non si è svegliato pensando che era su scherzi a parte suonerà non noi anche al Joe’s pub giovedì sera.Mauro e’ un musicista vero,uno che si e’ salvato
dall’epidemia di cinismo che ammala spesso anche il nostro ambiente.E’ uno
che mette la musica al primo posto,un cercatore di qualita’,un believer.
I due giorni con lui quando abbiamo registrato DOMANI nel suo studio e poi gli altri giorni per mixarlo sono stati un grande insegnamento per me.Un giorno magari vi dico.
A cena gli spillo sempre qualche racconto di vita e musica.A forza di
incontrare quelli come me che gli chiedevano “raccontami” ha scritto un
libro in cui racconta la milano musicale degli anni 70 e il libro merita.
Saturnino e’ uscito nudo fotografato su Rolling Stone italiano.Secondo me
un po’ l’hanno ritoccato,gli hanno sfinato le maniglie dell’amore,non
troppo,giusto un po’.

July 27, 2009
3 giorni

C’è un artista che gira nelle notti di new york e dipinge sui marciapiedi e sui muri le ombre proiettate dai carrelli stradali,delle biciclette parcheggiate,dai cespugli,dai bidoni della spazzatura attraverso la luce dei lampioni della città ripassandole con pennello e vernice.Al mattino quando arriva la luce naturale si trovano queste ombre finte.E’ una bella idea che colpisce e che magari si diffonderà nelle città del mondo.Le ombre delle cose sono la prima idea di racconto che conosciamo.Mi ha sempre affascinato l’ombra della cose,questa cosa che appartiene alle cose ma non ha consistenza.Affascina e fa un po’ paura.Ogni oggetto materiale ha un’ombra,viventi e non viventi sono accomunati dalla posibilità di un’ombra.Le ombre fatte con le mani per creare animali e profili umani sul muro sono un’arte che tutti i bambini apprezzano da subito,una magia alla portata di tutti.Non c’è nessuno che non abbia giocato con la propria ombra almeno una volta.Il cinema nasce da lì.Una delle definizioni che certi mistici danno dell’esistenza terrena è che noi siamo l’ombra della luce,luce divina,il raggio di creazione.

Stasera c’è statao una specie di uragano.Stavamo facendo un dj set a Governor’s Island con tutta manhattan per panorama e i fulmini ci hanno costretto a fermarci.Volavano tendoni e quando il cielo alza la voce bisogna stare attenti.Ci siamo riparati sotto una tettoia a parlare di hip hop anni 80 e di un vinile che sto cercando da 15 anni e che forse domani mi trovano.E’ un disco di rammelzee con la copertina disegnata da Basquiat,di copie originali ce ne sono poche in giro,io ne avevo una persa in qualche trasloco.Abbiamo parlato di afro beat del golfo di guinea e c’è un dj francese che vive qui che anni fa è andato in west africa a ha razzolato tutti i dischi che è riuscito a trovare nei negozietti nelle botteghe e nelle case e ora fa un set a brooklyn una volta al mese e in settimana ci vado.
Ieri sera abbiamo suonato in quintetto sul tetto di uan galleria d’arte in Chelsea.Bellissimo.Ho preparato un montaggio di scene italiane di grande cinema da fellini a dario argento e ci abbiamo improvvisato sopra di tutto da domenico modugno ai bee gees con pronuncia da rocky balboa.Una cosa che mi è piaciuta.Su youtube ci sono già dei pezzi.E’ incredibile questa cosa della rete.
Domani entriamo in studio per tre giorni.Domani sera suoniamo al NUBLU ma dalla mattina siamo a brooklyn in uno studio da sogno a registrare quello che ci viene.Forse faccio un disco americano che racconta questa esperienza con questi musicisti.Un disco fatto in 3 giorni.Forse.

July 24, 2009
incroci

Stasera il Joe’s pub mentre suonavamo è diventato uno stadio e poi una camera da letto poi una discoteca anni 70 poi un club elettrico poi una piazzetta di paese poi la scalinata di fronte a casa poi angolo del bronx poi spiaggia di rio e un sacco di altri posti nel giro di un’ora e mezza.E’ la musica che fa questo.Mettere insieme musicisti di formazione e provenienza molto diversa è abbastanza rischioso ma se scatta la magia l’effetto è strepitoso.Mi piacciono gli incroci,più delle strade mi piacciono gli incroci.In brasile c’è addirittura un Santo del Candomblè,tra l’altro uno dei più potenti del loro pantheon sincretista,che si occupa degli incroci,di tutti gli incroci.Sono sicuroc che anche nel cattolicesimo dei nostri nonni c’è il patrono degli incroci,devo chiedere a qualcuno che conosco chesa di questa roba.Ci sono alcuni dei fedeli del culto afrobrasiliano che fanno un cenno di devozione al Santo ogni volta che attraversano un incrocio.Il Santo degli incroci è anche lo stesso della musica.
New York è la città con più incroci al mondo essendo praticamente costruita su uno schema a quadrati,e la sua storia ha molto a che fare con questi punti vitali dove si mescolano i flussi provenienti dalle zone dove all’origine si sistemavano i diversi gruppi di immigrati.Questo ha avuto un ruolo nella formazione dell’identità di questo posto che è unico al mondo e che continua ad essere la città delle città.Fare musica qui come stiamo facendo noi è un grande dono che ho ricevuto e certe sere mi sembra di sognare quando esco dal club dopo il concerto.E’ una faccenda personale che vista da fuori capisco che possa sembrare esagerata,del resto ci vengono a sentire poche centinaia di persone.E’ una questione essenzialmente musicale,le persone in realtà potrebbero essere anche meno o più,l’importante è che scocchi la scintilla,che la musica si accenda.La storia è semplice,è come se fossi un informatico e stessi facendo un lavoretto in sylicon Valley,come un benzinaio in arabia saudita,come uno che scolpisce il ghiaccio in gita in Groenlandia,come un ballerino sulle punte alla scala,come un prete in vaticano,un innamorato sul canal grande con la sua bella,uno scalatore al campo base del k2,un marmista a carrara,un pizzaiolo a Napoli,un musicista a New York.

July 22, 2009
dj jova

ieri sera abbiamo fatto un dj set per niente male.lo rifacciamo domenica sera a governor’s island.Ora sono qui provare con riccardo perchè sabato sera facciamo musica sopra a un montaggio di pezzi di film italiani.Canterò le canzoni italiane che amo,alcune perchè sarebbero tante.Com’è profondo il mare,parlami d’amore mariù,ma l’amore no,lontano lontano,un pezzo di gaber che mi spacca in due,tu si na cosa grande.chitarra contrabbasso vibrafono e congas,un set acutiscissimo.
il dj set di stanotte è stato forte,in una sala piccolla e affollata.Mi piace fare il dj,mi diverto molto e dopo due minuti sono subito dentro alla faccenda e riscopro questo che è il mio primo mestiere dal quale nasce tutto il resto.

bronx2

Sono stato nel Bronx.Mi hanno accompagnato saturno e Riccardo.Mi hanno intervistato per un programma televisivo che si vede via cavo e in rete.Il programma lo registrano nel south bronx,il luogo dove è nato l’hip hop,e prima dell’hip hop un certo jazz e tutta la valanga di musica cubana e portoricana che impregna l’asfalto di questa città.Lo studio è in un cenro sociale che si chiama the point ed è un luogo che sono stato contento di visitare.In pratica il vicinato della zona ha rilevato acquistandolo un capannone con un pezzo di terra da una banca che lo possedeva e grazie a donazioni,progetti,soldi pubblici e privati ha dato vita a questo posto dove conservano sviluppano e producono cultura urbana (musica,graffiti,teatro,poesia,danza ecc.)per i giovani del quartiere e non solo.Insomma uno di quei luoghi che ti fanno credere che le cose siano possibili,che un luogo degradato può generare energia e se questa energia è convogliata genera cultura e questa cultura diventa vita,lavoro,speranza,sicurezza.Non è un’utopia anche se di spirito utopico si nutre.
In questo centro sociale è nato un collettivo di graffitisti che ora gira il mondo a realizzare lavori su commissione ovunque.Questo è solo un esempio.

village voice

Oggi è uscito il Village Voice e mi hanno dedicato un pagina intera.Oyeah.Mi hanno detto che non è mai successo per nessun cantante italiano, una pagina intera.Ne ho prese una ventina di copie e le porto in Italia e le distribuisco tra parenti e amici.La cosa strana è che in più di venti anni in cui sono usciti articoli che mi riguardano (e per i quali ringrazio e mi inchino) questa è una delle rarissime volte in cui si parla essenzialmente di musica, ed è strano che succeda proprio qui a 6000 km da casa,.Questa giornalista con la quale ho parlato al telefono dopo che lei mi aveva visto al Joe’s pub è interessata alla musica perché è attraverso la musica che chi fa il mio mestiere si esprime e quindi se 2+2=4 il modo più efficace e forse l’unico se si vuole raccontare uno che fa musica è farlo partendo dalla musica.A me piace leggere le interviste e gli approfondimenti dei giornali americani (e non solo,anche inglesi,francesi,brasiliani,che sono lingue che più o meno riesco a leggere) perché si parla del lavoro,nel senso che si parla dell’”opera” che uno realizza ho ha realizzato e quasi mai e pochissimo di altro.Qui le riviste hanno articoli lunghi,che per leggerli magari ci metti un’ora però alla fine qualcosa resta.Si raccontano le cose,si cercano le connessioni,i riferimenti,si affronta la complessità di una cosa senza tentare di semplificarla come se il lettore fosse un povero scemo che ha bisogno solo di frasi a effetto e di pettegolezzi.Si scrive per chi legge,in sostanza,nella maggior parte dei casi mi pare che sia così e ne ho avuto la conferma con la pagina che mi riguarda:racconta,indaga,approfondisce,esplora e per me che sono dall’altra parte della penna è una soddisfazione.A volte succede anche con i giornali in Italia ma non è la normalità,purtroppo.I prime a patire per questa situazione sono i giornalisti che magari da ragazzi avevano sogni e progetti e si ritrovano a fare un lavoro che non era quello che pensavano che fosse .Io non mi lamento,non sono nella posizione per farlo,è solo che a volte ho pensato e penso che il giornlista sia potenzialmente un bellissimo mestiere e sono convinto che da noi l’unica vera forma possibile di “resistenza” oggi sia fare bene quello che si fa,qualsiasi cosa sia.
Oggi mi godo sta pagina del Village Voice.

July 21, 2009
drago cinese

Stasera faccio il dj in un locale dopo mezzanotte.Non ho con me i miei vinili e userò i cd che mi sono appena fatto.Solo funk e hip hop old school con qualche divagazione afrocubana.Oggi saturnino e Riccardo hanno provato giù in China Town con Dana Hawkins,un batterista che suonerà con noi giovedì sera al Joe’s Pub.Io voglio provare il brivido di suonarci sul palco senza aver fatto prove per vedere che succede,cosa ne viene fuori.Sarà una scoperta per me e per il pubblico.Ieri sera è venuta a sentirci Cindy Blackman,una delle più grandi drummer che girano il pianeta e ci ha fatto una barca di complimenti.Ci siamo detti che l’anno che viene facciamo qualche session insieme,magari un tour o qualche registrazione del prossimo disco che farò,quando lo farò.
Questi mesi a suonare così all’arrembaggio sono una fase di avvicinamento,un modo per concimare il terreno,ma neanche,non sono nemmeno nella fase del concime,questa è più la fase del maggese,in cui il terreno riposa e la musica scorre libera sennza che debba fermarsi da nessuna parte.
E’ un pomeriggio a Chinatown e qui accanto ho sbirciato un laboratorio dove stanno confezionando un grande drago di quelli che poi portano in giro per le strade con la gente dentro.Qualche anno fa ne feci costruire uno dagli artigiani del Carnevale di Viareggio,dei veri artisti,gente splendida,true believers.Era enorme.L’idea era quella di iniziarci i concerti all’aperto nei campi sportivi entrando dentro al drago in mezzo al pubblico creando scompiglio senza che nessuno fosse a conoscenza che dentro c’ero io con il resto della band.Insomma una baracconata di quelle che mi piacciono tanto per creare subito l’atmosfera della festa.Alla prova generale arrivò il super drago ma quando ci entrammo dentro era pesante come una cinquecento e maneggevole come un tir e non riuscivamo a fare un passo.L’idea morì lì e il dragone ora è in qualche capannone da qualche parte che aspetta il giorno in cui troverò il modo di usarlo.Probabilemente i cinesi usano altri materiali più leggeri.Qui accanto in east broadway c’è anche un centro di ebraismo ortodosso.Sembra il posto di Yentl,il film di barbra streisand,con tutti i rotoli di scritture e l’atmosfera senza tempo.Un posto affascinante da spiare dalla finestra che è all’altezza della strada.

halleluja!!!

piove fitto fitto come a londra e a milano in autunno.Sul vidi-wall del palazzo di fronte che offre notizie in real time leggo che in Honduras c’e’ un nuovo governo ad interim.Io faccio fatica a dire i confini dell’Honduras.E’ uno stato del centramerica.Progetto da anni di partire in bici da citta’ del messico e arrivarea Cartagena in Colombia dove abita Garcia Marquez.La panamericana,una strda con questo nome merita.
Un mio amico mi ha fatto arrivare dall’italia un braccialetto verde da indossare come segno di solidarieta’ nella lotta degli Iraniani che chiedono piu’ democrazia.Lo guardo e penso che serve a poco ma non a niente e poco e’meglio di niente quindi lo tengo
Sono seduto a un caffe’ del rockfekller center.Aspetto mia figlia che l’abbiamo iscritta a un corso d’inglese.Ha imparato a dire because e io so che da because in poi l’inglese inizi a capirlo.
Una signora in carriera si rifa’ il trucco a un metro da me.Provo a immaginare la sua vita.Se ha figli,se e’ felice.Rossetto,occhi,lucidalabbra poi beve un sorso di caffe’ e lascia l’impronta rossa sul bordo di cartone del bicchiere.Un’estate feci il barista al bar di mio zio e l’ordine era di stare attentissimo a pulire bene le tracce dirossetto prima di mettere le tazzine in lavastovigle perche’ se un cliente se la trova nel suo caffe’ poi non ci torna piu’.La clientela si conquista con i dettagli e con i dettagli si fa scappare.
A bowery street,che un tempo era la via dei barboni,tra i suoi nuovi bulding alla moda e i nuovi negozi scic sopravvive un dormitorio per i derelitti.Ieri sera ci sono passato davanti mentre andavo a suonare e un signore in sedia a rotelle con le gambe gonfissime mi ha detto “dov’e’ la tua famiglia?” e ho risposto “a casa” e lui “nessuno ti aspetta tranne quelli che ti amano e quelli a cui devi dei soldi.Tu stai andando da chi ti ama o da chi avanza denaro da te?”,”sto andando a fare musica”,ho risposto.”halleluja” ha gridato lui con le braccia al cielo,poi ho voltato l’angolo.
E dopo ho finito il mio set al nublu gruidando al pubblcio Halleluja perche’ mi era venuto in mente il tipo da Bowery.

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