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July 22, 2009
village voice

Oggi è uscito il Village Voice e mi hanno dedicato un pagina intera.Oyeah.Mi hanno detto che non è mai successo per nessun cantante italiano, una pagina intera.Ne ho prese una ventina di copie e le porto in Italia e le distribuisco tra parenti e amici.La cosa strana è che in più di venti anni in cui sono usciti articoli che mi riguardano (e per i quali ringrazio e mi inchino) questa è una delle rarissime volte in cui si parla essenzialmente di musica, ed è strano che succeda proprio qui a 6000 km da casa,.Questa giornalista con la quale ho parlato al telefono dopo che lei mi aveva visto al Joe’s pub è interessata alla musica perché è attraverso la musica che chi fa il mio mestiere si esprime e quindi se 2+2=4 il modo più efficace e forse l’unico se si vuole raccontare uno che fa musica è farlo partendo dalla musica.A me piace leggere le interviste e gli approfondimenti dei giornali americani (e non solo,anche inglesi,francesi,brasiliani,che sono lingue che più o meno riesco a leggere) perché si parla del lavoro,nel senso che si parla dell’”opera” che uno realizza ho ha realizzato e quasi mai e pochissimo di altro.Qui le riviste hanno articoli lunghi,che per leggerli magari ci metti un’ora però alla fine qualcosa resta.Si raccontano le cose,si cercano le connessioni,i riferimenti,si affronta la complessità di una cosa senza tentare di semplificarla come se il lettore fosse un povero scemo che ha bisogno solo di frasi a effetto e di pettegolezzi.Si scrive per chi legge,in sostanza,nella maggior parte dei casi mi pare che sia così e ne ho avuto la conferma con la pagina che mi riguarda:racconta,indaga,approfondisce,esplora e per me che sono dall’altra parte della penna è una soddisfazione.A volte succede anche con i giornali in Italia ma non è la normalità,purtroppo.I prime a patire per questa situazione sono i giornalisti che magari da ragazzi avevano sogni e progetti e si ritrovano a fare un lavoro che non era quello che pensavano che fosse .Io non mi lamento,non sono nella posizione per farlo,è solo che a volte ho pensato e penso che il giornlista sia potenzialmente un bellissimo mestiere e sono convinto che da noi l’unica vera forma possibile di “resistenza” oggi sia fare bene quello che si fa,qualsiasi cosa sia.
Oggi mi godo sta pagina del Village Voice.