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July 31, 2009
fuss’ che fus

E’ quasi finita l’avventura di New York,mercoledì prossimo faremo l’ultimo concerto,quello che chiude il Soleluna NY Lab 2009,e lo facciamo al Santo’s Party,un club grosso e molto rock in canal street.Stasera al Joe’s pub ci siamo divertiti parecchio.Già so che mi mancheranno questi musicisti e mancheranno anche a Saturno e a Riccardo che sono venuti qui dall’Italia con me a condividere questa storia scegliendo di rinunciare a un sacco di guadagni (potrebbero suonare in qualsiasi grande tour se solo volessero) in nome dell’amore per la musica e di una storia che anche se porta la mia faccia in copertina è da tanti anni anche la loro storia.
Oggi riascoltavo la roba registrata questi giorni in studio.Belle cose,spunti da tenere d’occhio,qualche cosa di molto forte e un paio di bombe.Bilancio ottimo.Ottima semina.
Ogni tanto mi sveglio in questa città e non mi sembra vcro che siamo venuti a suonare a New York,che stiamo respirando la musica di questa città,suonando in questi club,sudando con davanti poche decine di persone tanto sudore quanto ne sudiamo quando ce ne sono migliaia.Alla fine la musica è musica.uno nessuno centomila,la musica è lì a mettere le persone in contatto con qualcosa di profondo che ognuno ha dentro.
Una delle cose che mi porto via è l’energia degli Italiani che ho incontrato qui e che ci sono venuti a inseguire un sogno,una carriera,una possibilità di uscire da quella visione che purtroppo a volte si impone dall’altra parte dell’oceano,il “vecchio mondo” dove sembra che tutto sia stato fatto,detto,provato e storicizzato.Non arrivano qui per scappare da un’Italia che non amano ma sono qui proprio perché amano l’Italia e come spesso accade quando si ama forte una cosa bisogna starne lontano per non farsi inghiottire da quell’amore.E allora partono e ci provano e ho incontrato fotografi che dormono a sbafo dentro un sacco a pelo da amici di amici e altri che vivono nei grandi attici perché hanno svoltato.Artisti,avvocati,dottori,artigiani,cuochi,architetti,inetellettuali,sportivi,contabili,stilisti,imprenditori e musicisti tutti qui a spendere il loro talento perché si moltiplichi come quello della parabola che cade nella terra giusta.Perchè l’impressione che qui ci sia il campo dei miracoli è molto forte e la tentazione di venirci a sotterrare le quattro monete è naturale.
E’ la terra delle contraddizioni,ma quale terra non lo è oramai?
Oggi ho ricevuto una mail da amici italiani che mi chiedono di aderire alla campagna di protesta contro i tagli al FUS,il fondo pubblico per lo spettacolo,i soldi che lo stato dovrebbe mettere a disposizione di chi produce cultura e ricerca nel campo dello spettacolo che non può sostenersi con il mercato e basta.Conosco artisti e operatori la cui attività dipende interamente da quei soldi e vi giuro che sono dei veri eroi e vivono di pochissimo.E’ chiaro che aderisco.Un paese come il nostro dovrebbe tenere la cultura tra le sue priorità.Però la mail la leggo mentre sono nei camerini del Public Theratre (il Joe’s Pub dove ho suonato stasera è uan parte di questo complesso dedicato alle performing arts) e il public Theatre è un’impresa no-profit che sta in piedi senza che lo Stato ci metta una dollaro.E qui fanno un sacco di ricerca.Qui è nato tutto il nuovo “musical” americano,quello che all’inizio nessuno voleva e poi ha generato roba tipo “a chorus line” o “rent”.Insomma aderisco ma qualcosa mi dice che il sistema così com’è da noi non funziona.Bisognerebbe aprire un vero tavolo di discussione con gente del settore che se ne intende e che ha esperienza.Io faccio il cantante pop e la mia attività non riceve nessuna sovvenzione statale (sono quelli del mio pubblcio che sostiengono la cosa,grazie a loro e al cielo) ma non tutta la musica è pop e io mi sento di difendere tutta la musica e tutte le forme di arte,specialmente quelle che esplorano nuovi linguaggi,nuove prospettive,anche scomode,specialmente quelle nuove e scomode.Un paese senza arte è un paese che non ha un’immaginario.E un posto senza un immaginario forse non è più neanche un posto.Forse sta qui il punto.Allora bisogna che se ne parli di questa storia.Baricco ne aveva parlato dicendo cose provocatorie e stimolanti poi però non è seguita una discussione approfondita.Non lo so,sono le quattro di notte,dovrei andare a dormire che poi straparlo.