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August 9, 2009
casa

Torniamo in Italia.Due mesi e mezzo sono un bel po’ di tempo,ora che ci penso è il tempo più lungo che ho passato di seguito fuori dal mio paese da quando sono al mondo.Certo non siamo stati sulla luna ma a New York che è veramente dietro l’angolo oramai e lo sarà sempre di più.Ho sperimentato quanto siano cambiate le cose negli ultimi anni.Con interenet,skipe e la telefonia mia figlia e la sua compagna di classe Margherita hanno fatto i compiti delle vacanze insieme a 7000 km di distanza.Gli unici che rimangono straniti da skipe e dall’iphone sono i nostri due cani che io li saluto dal monitor mentre sono ospitati a casa dei nonni e loro si guardano intorno disorientati.Per loro contano ancora solo gli odori e le carezze,la ciotola piena e le palle lanciate da andare a riprendere.
Sono stato due mesi e mezzo al centro della musica e ho respirato musica mangiato musica e costruito musica.
Due mesi e mezzo d’america sono un bel “workshop” sul mondo che cambia e sull’Italia che fa fatica a cambiare.Ieri ho letto due cose che mi hanno colpito,:una era l’intervista rilasciata da Battiato al Corriere della Sera e sono due segnali del fatto che l’energia (la “forza”,quella di luke skywalker in guerre stellari), c’è ed è ben rappresentata.
My wife mi ha passato al telefono il suo babbo che ieri è stato a “le Chianacce”,la Valdichiana profonda,alla festa dell’unità e c’era la Deborah Serracchiani a parlare e la gente la festeggia come se fosse la famosa rondine che,si sa,non fa la primavera ma si sa anche che d’inverno di rondini non se vedono.L’entusiasmo in genere i cinici lo vedono con sospetto e invece è oro puro,e chi riesce a generarlo nel mondo di oggi va tenuto in grande considerazione.In tempi di incertezza un po’ di entusiasmo ti fa credere che le cose possano migliorare devvaero,cambiare davvero e che il futuro è un luogo dove ancora c’è spazio per qualche promessa.Tempo fa ho conosciuto un famoso esploratore legato a National Geographic e si diceva che il mondo non ha più spazi di mappamondo lasciati in bianco come un secolo fa ma la nostra anima ne ha tantissimi,il nostro desiderio,la nostra capacità di progettare la vita in comune sulla stessa terra è ancora una grande avventura possibile dove mettersi in gioco.
L’america è in difficoltà,chiudono negozi e fabbriche e molte pubblicità alla TV parlano di avvocati da contattare nel caso di difficoltà economiche bancarotta o porblemi col fisco.Qualche anno fa si pubblicizzavano mutui facili e vacabze in luoghi esotici.Obama sta provando a trasformare il sistema sanitario dando più peso al ruolo dello statto,in america questa cosa è vissuta come una rivoluzione.
Intanto una signora portoricana che si chiama Sonia Sotomayor è eletta presidente della corte suprema,una carica tra le più importanti che per la prima volta è ricorperta da una donna di origini ispaniche.Nel Bronx e a Spanish Harlem ci sono manifesti con la sua faccia sorridente attaccati dalla gente.Sono iniezioni di energia per un paese che ne ha molto bisogno.La crisi economica accende piccoli fuochi di entusiasmo in quella parte della società che con la crisi ci fa i conti da quando è nata.La musica non si ferma,il mercato dei dischi soffre ma non c’è mai stata così tanta musica in giro.Woodstock compie quaranta anni e qualcosa di quello spirito è rimasto anzi forse non è mai stato così vivo.Lì c’era un’america che perdeva l’innocenza dopo presidenti assassinati e uomini di pace uccisi per le loro idee,c’era il Vietnam e c’era la fine di un sogno che aveva generato musiche come quelle di jimi hendrix,di dylan,dei beatles,dei beach boys.Musiche di libertà che spesso erano diventate marce funebri per via del demone della’utodistruzione che ammala le generazioni più viziate.Quaranta anni dopo la questione è sempre la stessa:bilanciare la potenza del sogno con la cruda realtà.E’ il lavoro che spetta al rock’n’roll da sempre nel fango gioioso e psichedelico di Woodsotck come attraverso la rete di internet dove viaggiano i files digitali.
L’italia vista da lontano fa girare la testa.Da una parte c’è il fatto indiscutibile che siamo “l’italia” e nel mondo questa parola significa ancora tanto,prima di tutto sinonimo di una certa energia creativa,di un sapere antico ma in grado di rinnovarsi continuamente senza perdere mai quel qualcosa di unico.Sto parlando della bellezza e dell’armonia,concetti che tutti associano alle cose italiane,dal cibo al design (attenzione perchè niente è per sempre e ormai quella che era una specie di esclusiva non lo è più).Gli Italiani in giro per il mondo sanno farsi valere.L’altro giorno a San Francisco ho pranzato con un importante uomo di cinema americano nemmeno quarantenne e solo a nominare Fellini o Pasolini gli si bagnavano gli occhi di lacrime.Ma l’Italia vista da lontano è anche quel paese che fa fatica a raccontarsi per quello che sta vivendo oggi,perche non se ne può più di dover ricorrere al passato per essere rilevanti fuori da casa nostra.E non se ne può più di essere all’estero e di vederli ridere sotto i baffi quando in una qualsiasi conversazione si nomina la nostra politica.Mi sono trovato spesso a dover difendere una storia indifendibile per il semplice fatto che non mi piace che mi si parli male dell’Italia fuori dall’Italia,perché come canta Gaber anche se “non mi sento italiano” per fortuna o purtroppo lo sono e quei difetti e quei pregi,per fortuna o purtroppo,sono anche i miei. Abbiamo bisogno di un’altra storia,di nuovi valori,di più energia.
Mi tornano sempre in mente le parole con cui Italo Calvino chiude il suo capolavoro “le città invisibili”.Sono parole che utilizzo spesso come una specie di preghiera:
“L’inferno dei viventi, non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Sono stati due mesi e mezzo bellissimi pieni di musica e di vita al massimo,ho le pile cariche e voglia di tornare a casa e di inventarmi il futuro.

Un pensiero finale lo dedico a quei ragazzi che sono morti ieri nello scontro tra un’elicottero e un piccolo aereo in volo sul fiume Hudson.

questo blog finisce qui.
alla prossima
see ya
halleluya