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July 21, 2009
oyeah

La luna fa gli scherzi.Nella notte dell’anniversario dello sbarco su di lei ,lei si nasconde.E’ una notte senza luna.Libera dalle nuvole e piena di stelle ma lei non c’è,fa come il grande Gatsby,c’è una festa in suo onore e lei gurda dalle fessure senza farsi vedere.
Ho seguito la cerimonia della Nasa di mattina alla TV.Gli astronauti sono dei vecchietti.Il futuro più eccitante che il mondo aveva immaginato è pieno di rughe e in molti provano a buttare giù qualche mappa possibile di un altro futuro ma pare finita l’epoca delle grandi onde,ora è tutto frammentato e ci vuole tanta energia per collegare i frammenti,per farne qualcosa che serva.Ma è necessario,bisogna.Una canzone brasiliana dice “navigare è necessario,vivere non è necessario”,è una bella frase.
C’è anche l’anniversario di Woodstock quest’anno,i protagonisti sembrano ancora più vecchi degli astronauti.Anche quello è un futuro che ci siamo messi alle spalle.
Siamo diventati grandi tra questi due emisferi del desiderio,tra queste due proposte di libertà,tra queste due promesse,nessuna delle due in fondo mantenuta.E meno male,sennò noi che cosa ci trovavamo adesso tra le mani?un noiosissimo mondo perfetto.
“Tutto sbagliato tutto da rifare” diceva bartali,”col naso triste come una salita e gli occhi allegri da italiano in gita”.
Oyeah!!!!!

July 20, 2009
bronx 1

ho sbagliato metropolitana e mi sono ritrovato in una parte del bronx che non conoscevo e allora ho fatto un giro a piedi.La parola Bronx e’ diventata un modo per dire posto pericoloso degradato dove appena fai due passi ti accoltellano quindi e’ chiaro che uno tende a tenere le antenne alzate passeggiando lungo le strade di quel quartiere.E’ un quartiere,ci sono persone,negozi,case messe male e messe anche bene,bambini che giocano,mamme con carrozzine,negozi di ogni tipo,scritte in spagnolo e inglese,qualche tipaccio all’angolo,profumo di cibo di ogni tipo.Sono entrato in un negozio di santini ,amuleti ed erbe curative e il commesso,con camicia aperta sul petto e aria da vecchio playboy,e’ un italiano passato da vari paesi dei caraibi e alla fine approdato nel bronx a bordo del suo amore per una nera di cento chili che prepara pozioni ,abbracci e un po’ di oblio.E’ di livorno e come tanti livornesi apre bocca e ti e’ simpatico subito.Uno dei tanti italiani in fuga ,in cerca di qualcos’altro,c’e chi provaa cercarlo incima a un grattacielo e chi in una strada del bronx,quello che conta e’ un po’ di contentezza e se e’ possibile qualche briciola di tenerezza.”C’e’ amore un po’ per tutti e tutti quanti hanno un amore, sulla cattiva strada”,cantava il poeta Faber,che amerebbe queste strade,queste cattive strade piene di vita.Il Bronx,alleluya!!!

July 19, 2009
fe-lli.niii!!!

“La lontananza sai è come il vento,che fa dimenticare chi non s’ama…” cantava domenico Modugno,grande esperto si radici e lontananza.C’è bisogno della lontananza perché si scatenino certi fenomeni.Oggi pomeriggio per esempio.Una galleria di Chelsea che si chiama X,un posto dove si fanno mostre di arte contemporanea e altre cose belle,mi ha ingaggiato per una serata sabato prossimo.Devo fare un mio montaggio di scene di cinema italiano che loro proiettano su uno schermo sulla grande terrazza della galleria e insieme a un gruppo dei miei musicisti ci suoniamo sopra dal vivo improvvisando una session di un’ora e mezza.Una cosa che mi stimola parecchio.Allora oggi mi sono attaccato a youtube e seguendo un “flusso di coscienza” tecnologico/beat ho iniziato a scaricare dalla rete scene di film italiani che amo e che avevo voglia di guardare (con un programmino che permette di scaricare i file originali da youtube,una cosa da hacker ma a fin di bene visto il fine cultural/no profit).Insomma.Vi faccio qualche nome:fellini,antonioni,mastroianni ,loren,gloria guida,ornella muti,vittorio de sica,pasolini,maurizio merli,rossellini,matteo garrone,gabriele muccino,tomas milian,fantozzi,magnani,tognazzi,pietro germi,gassman,sergio leone,sordi,verdone,moretti,troisi,yuppi du,benigni,sorrentino,crialese,ninetto davoli,bertolucci,totò e così avanti all’infinito per un pomeriggio di vera gioia irrefrenabile.A volte mi dimentico quanta bella roba è stata fatta e ancora ogni tanto si fa.
Alla fine del mio viaggio virtuale il mio patriottismo era a livello di Enrico Toti,volevo prendere una bandiera e correre per le strade di New York come si fa quando vinciamo i mondiali di calcio.Così,io da solo urlando come un tifoso impazzito I-TA-LIA!I-TA-LIA’!!!FE-LLI-NI’!!!FE-LLI-NI!!!
Poi ho aperto l’home page di un giornale italiano a caso ho letto un paio di news e sono tornato sulla terra.Però il viaggio è stato bellissimo…

freeeee nelson mandela

Per tutta la fase centrale della vita il giorno del compleanno si tende a minimizzare,a parte quelli con la cifra tonda.Si festeggiano con molto più calore solo quelli dei bambini e dei vecchi,perché gli anni a quelle estremità fanno più effetto.Il compleanno di Nelson Mandela è diventato un vera festa “mondiale” (il concetto della festa nazionale allargato oltre tutti i confini) e dopo che lui ha passato i 90 ogni anno aggiunto vale milioni di candeline.Tutti vogliono bene a questo grande uomo,alto di statura in ogni senso.A New York gli fanno al festa al Radio city Music Hall.Ci sono i grandissimi:addirittura Aretha Franklyn,forse la più bella voce femminile da quando esistono i registratori,Stevie Wonder,artisti africani eccezzionali,c’è anche il nostro Zucchero,orgoglio nazionale in giro per il mondo.Lui,Mandela,non c’è perché viaggiare non è uno scherzo alla sua età,ma c’è il suo carisma in sala,il suo esempio incancellabile.
Una delle prime canzoni che mi spinsero a comprare dischi aveva un ritornello che diceva “freeeeee Nelson mandeeeelaaaa” e io non sapevo nemmeno chi fosse questo Mandela anzi pensavo che fosse una parola esotica e nemmeno una persona.La musica può fare questo:offritrti un tipo di informazione emotiva che prende casa da qualche parte nel cuore e poi lì mette radici e si sviluppa fino a diventare coscienza e ragione poi idea ecc.Il problema con le idee è che a volte non diventano emozione e in quel caso muoiono presto,non attaccano,quando invece le idee nascono sotto forma di emozione poi non le cancelli più.
Stasera eravamo lì in prima fila e un concerto in prima fila io non l’avevo mai visto, o sto sul palco o sto lì in mezzo ma in prima fila non mi era mai capitato e devo dire che è proprio una gran bella cosa.Aretha Franklyn lì che mi cantava davanti a due metri che potevo allungare una mano e toccarla.Ho partecipato alla standing ovation in suo onore e di Stevie Wonder e abbiamo esultato per Zucchero che comunque ha fatto al sua porca figura..
Ho avuto modo di raccontare alla mia bimba chio è Mandela e perché c’è tanta gente che lo vuole festeggiare.A lei è piaciuta tanto Aretha Franklin,perché è entrata annunciata come una regina ma poi alla fine ha più l’aria di una zia simpatica,in quanto è una vera regina e non un bluff.
Aretha Franklyn è la black music in persona,lei contiene il gospel,il soul,il rhythm and blues interi così come un oceano contiene i pesci e l’acqua salata.Canta con una potenza che sembra che la voce arrivi da un punto lontano facendo migliaia di chilometri e percorrendo epoche per arrivare fino a te in quel momento preciso in cui esce dalla sua bocca.E’ una voce che sta dentro di lei come se le abitasse dentro.Certi grandi cantanti o certi musicisti danno l’impressione proprio di essere loro i mezzi della loro espressione,cioè non sono loro a esprimersi ma la loro espressione a servirsi di loro per esistere,non so se mi spiego,è un concetto un po’ contorto.
E’ stato il 91° compleanno di Nelson Mandela,se non l’avete fatto leggete la sua autobiografia,ne vale veramente la pena.

July 18, 2009
vivi la tua vita

Domani sera la Radio city music hall si fetstggia il compleanno di Nelson Mandela.Zucchero sarà sul palco a cantare e mi ha mandato i biglietti per me la mia famiglia e qualche amico musicista.Ci saranno oltre a lui un sacco di altri grossi artisti.Me li vedo volentieri.Stasera siamo stati a cena con Zucchero in un ristorante cambogiano molto cool invitati da Renzo Rosso,il creatore di Diesel,uno dei marchi più famosi nel mondo,un vero visionario che partendo dalla provincia Veneta è arrivato a vendere milioni di jeans agli americani,che è come se un americano venisse a venderci la tarantella o il vino rosso e noi scoprissimo che la fa meglio di noi.Renzo è un mio amico da tanti anni e lo conosco e so che il suo successo non è frutto del caso:lavorare tantissimo,essere aperti ai cambiamenti,circondarsi sempre di giovani leve e dargli fiducia,credere che sia possibile quello che tutti fino a quel momento hanno ritenuto impossibile,investire nella ricerca e nello sviluppo,essere unici e riconoscibili,innamorarsi delle cose nuove,avere orizzonti ampi e radici forti.Poi c’è la fortuna,è chiaro,ma quella è un’altra storia.Comunque Renzo Rosso è uno che,come del resto anche Zuccehero,ha mille storie da raccontare.Mi ha detto di quella volta che ha dato un passaggio al Dalai Lama sul suo aereo privato perché il “papa” dei Buddhisti tibetani doveva andare dalla Svizzera a Roma e per una coincidenza a lui è toccato il priviliegio di poterlo ospitare sul suo superjet.Sopra alle alpi timidamente Renzo ha chiesto al Dalai Lama “Santità ,cosa devo fare per fare la cosa giusta,come mi devo comportare,quale è la via?” e il Dalai Lama dopo una piccola pausa gli ha risposto “vivi la tua vita e basta,vivi la tua vita”.

centrifuga atomica

Una delle frontiere dell’economia che risulta meno in crisi è quella che coinvolge anche il cuore e la sensibilità del “consumatore” (che brutta parola ma per intenderci).Uno è disposto anche a pagare qualcosina in più se sa che il suoi soldi finiscono in un progetto con una visione.E allora hanno successo i supermercati che trattano direttamente con i coltivatori (ovunque si trovino anche in america del sud o in africa o dietro l’angolo) e prediligono i coltivatori che limitano l’uso dei farmaci e dei pesticidi o che li eliminano.Hanno successo le aziende che garantiscono migliori condizioni ai suoi lavoratori.Hanno successo i progetti che raccontano una storia,è chiaro che deve essere una bella storia che ti fa sentire bene e ti gratifica e ti consola mentre fai strisciare la carta la credito,è chiaro che il rischio sia che la storia sia una storia un po’ romanzata ma è anche vero che gli americani tendono a voler verificare e qui la bugia in economia come l’evasione fiscale è tra i reati più gravi (proprio perché il paese ha nell’economia e nella responsabilità del singolo rispetto alla comunità la sua vera religione di stato).Stamattina ho fatto colazione con una centrifuga atomica.La prepara un rasta in un angolo di un supermercato biologico adibito a “juice-bar”.Ti propone vari mischioni oppure ti puoi fare il tuo a richiesta.Roba organica comprata direttamente dai “farmer”,compresi i frutti esotici.Ho preso un succo di carota , mela rossa, ginger ,erba di grano spremuta in diretta,dieci gocce di echinacea, polpa fresca di cocco,spinaci,rapa rossa,aglio,chicci di melograno,acai (un frutto dell’amazzonia),proteine di soia isolate,goji berries (prugne dell’himalaya che donano eterna giovinezza).A uno abituato a fare colazione con cappuccio e briosc suonerà disgustoso anche solo leggere la lista e invece è buonissima,e mi sta sta spuntando il terzo occhio.

July 17, 2009
il proprio ritmo

Il problema con una città come new york è che si rischia di tagliare fuori tutto il mondo.Per fortuna che io ci resto un paio di mesi poi torno a casa e li mi ricollego con il pianeta ma qui c’è talmente troppo di tutto che ti sembra che basti e avanzi.Ci eravamo detti:suoniamo durante la settimana e poi il venerdì andiamo a vedere il new england,le cascate del Niagara,cape cod e magari prendiamo un volo e andiamo a new Orleans o in canada e invece non ci muoviamo mai perché New york ti ingoia e ti mastica come se fossi un chewing gum al sapore di spaghetti (chiaramente qui ognuno ha il suo sapore).Io per esempio volevo veder nantucket perché ci è partito il protagonista di moby dick ma niente,mi tornerà il desiderio di visitare nantucket quando sarò di nuovo a 7000 km da lei.Si finisce per legger pochi giornali e ci si collega pure poco in rete perché la città è già di per se un’internet vivene,un cervello elettronico d’asfalto.A New York è necessario trovare un proprio ritmo,se segui il rimto della città diventi una nota persa nel sottofondo e invece c’è bisogno di andare a definire una propria melodia,un proprio personale fraseggio nell’armonia dissonante del luogo.Questo fa parte della sua forza,qui emergere è difficile ma è possibile,assolutamente lo è,emergere prima di utto come essere umano rispetto a se stessi,per questo fioriscono mille scuole di yoga e a ogni angolo c’è un flyer con l’annuncio di un corso di meditazione.Non è solo una moda,o meglio è una moda e come tutte le mode ha le sue ragioni,la sua radice sociale autentica che si mostra in superficie attraverso una cosa come può essee una moda.

l’astronauta

Si avvicina l’anniversario dello sbarco sulla luna.40 anni.Qui ijn USA non sembrano particolarmente caldi su questa ricorrenza,magari nei prossimi giorni ma per ora niente.Io forse lo sono in modo esagerato perché quella notte davanti alla TV con Tito Stagno che seguiva in diretta la cosa è il mio primo ricordo in assoluto.Di solito un bimbo ricorda una scena vaga,un stanza,una scarpa,una fantasia di un tessuti,una spiaggia con un secchiello,un riflesso di sole mentre sta prendendo la pappa,invece il mio primo ricordo è davanti alla TV .Gli sastronauti che toccano e Tito Stagno che dice “ha toccato,ha toccato”.Forse qui non la sentono così forte perché in fondo è stato un fallimento:la luna è un sasso freddo.Di un sasso freddo gli americani non sanno cosa farsene e allora magari per questo minimizzano.A me invece piace proprio perché è un sasso freddo,mi piace pensare che l’umanità si è fatta un gran mazzo per arrivarci e poi lassù non c’è niente di interessante da fare o da prendere.Questa per me è la più grande lezione che ci ha offerto la pallida luna,la graziosa luna,il sasso desertico che ci gira intorno.Perchè il viaggio è tutto,lo spazio che ci divide dalla luna è il vero tesoro,è la sua luce riflessa il vero sole della nostra anima,del nostro desiderio più profondo,lo specchio del nostro limite infinito.La luna ha conservato il suo carisma rispendendo a casa gli atronauti con un sacchetto di sassi e nulla più.Sassi poetici.Per questo andrebbe festeggiato in grande stile l’anniversario dello sbarco,sarebbe la vera festa dell’essere umano.
Io sono di quella generazione che quando si era bambini si pensava “voglio fare l’astronauta”,adesso che sono diventato più o meno adulto lo penso più o meno ancora.

July 16, 2009
la febbre del giovedì sera

Un gioco da fare con i bambini a New York è “becca la telecamera”.A loro piace perché si sentono agenti segreti.In pratica a New York girano pochi poliziotti in strada rispetto a qualche anno fa e questo per via del fatto che c’è una telecamera a ogni angolo.Ti fermi in un punto e inizi a guradare bene e ne scopri almeno un paio che ti stanno registrando,in ogni luogo,per strada ,nei negozi,all’ingresso dei palazzi,nella metro,a central park,everywhere e poi cominci a vederne anche dove non ci sono.I bambini fanno la gara a chi ne vede di più e iniziano a indicare telecamere nascoste nei carrelli della spesa spinti dai senzatetto (che chiaramente sono agenti camuffati),le vecchiette sono quasi tutte spie della CIA e ogni lampione ti osserva come l’occhio del grande fratello.
Oggi ho la febbre,ce la siamo passata tutti come un testimone e oggi tocca a me,però pare che passi in due giorni,è che dei miei due giorni uno è quello in cui si fa il concerto.In omaggio alla mia febbre stasera vorrei fare una versione più lenta e reggae di staying alive,dalla febbre del sabato sera ,uno dei miei film preferiti di ogni epoca,anche di giovedì.
Stanotte tornando a casa a piedi lasciata broadway sono entrato in una strada buia di case senza negozi e tra tutte le macchine anonime,in una zona neanche ricca,c’era parcheggiata una Ferrari nuovissima rosso ferrari. Io non sono un appassionato di macchine e non ho mai sognato di comprarmi una Ferrari,per fortuna (perchè costa molto più di una bicicletta anche la più spaziale), però trovarsela davanti sfolgorante nella penombra della città mi ho colpito come se fosse stata una tigre viva o marylin monroe con il getto d’aria che le alza la gonna,lì davanti a me.Ho visto l’oggetto nella sua bellezza fatta di stile e tecnologia,di fascino e di storia,e mi sono quasi commosso di fornte alla sua pienezza,al suo carisma.Niente,è così che ci volete fare,è il famoso “made in italy” per il quale veramente e non è un luogo comune,siamo ammirati in tutto il mondo.

July 15, 2009
il concomero

mi dicono che fa caldo anche in Italia,qui la città ribolle e mi mangio un cocomero al giorno direttamente da chinatown dove vendono la frutta dalla forma più strana ma il cocomero è lui e non si discute.Il sapore del cocomero è lo stesso in tutto il mondo più o meno ,come quello delle patate fritte surgelate.puoi parlare lingue diverse,essere ricco o povero,nero o bianco o cinese il cocomero è come il mondo,one world,one water melon.Lo chiamano water melon,il melone ad acqua,un solo nome,da noi l’ho sentito chiamare cicommero cocomero anguria “o melone”,muluni,cucummerh e il mille altri modi che non ricordo.E’ il simbolo dell’estate,mentre qui a chinatown lo trovi sempre tutto l’anno,non come a roma che ci sono i baracchini stagionali che accosti con la macchina e te ne tagliano una fetta fredda e te la mangi e poi riparti.Cosa fanno durante i mesi freddi i cocomerai?
Da piccolo andavo a comprarlo con il mio nonno,lui era il grande esperto di cocomeri e li auscultava come fa un ladro con la cassaforte,li faceva risuonare con il dito,e dopo una serie di passaggi sceglieva quello giusto alla fine del pranzo spesso mi spettava il tassello che veniva prima mostrato a tutta la tavolata come un trofeo che riconfermava la competenza assoluta del nonno in quanto a selezionatore.L’apertura di un concomero è un momento magico,a partire dal suono,il suono dell’anguria che si spacca è una cosa seria.Una delle leggende che mi raccontavano era che i ricchissimi mangiassero solo la cresta,quella parte dolcissima croccante e senza semi.Io invece arrivo ancora oggi fino al bianco,quando il cocomero si trasformava in cetriolo,e per la gioia mi mangio pure tutti semi senza masticarli poi tanto li rifaccio in bagno.
Una volta ci fu una notizia in cronaca che raccontava di due migranti trovati morti di caldo in un camion di cocomeri dove si erano nascosti per passare il confine.

July 14, 2009
ud

Che concerto stasera al NUBLU!è sempre meglio,sempre più caldo e sempre pù affollato.E’ venuto a suonare con noi Zeb (http://www.myspace.com/zebthespyfromcairo),un musicista curdo di madre zingara e padre siciliano,che ha passato qualche anno in italia e poi si è trasferito qui e produce musica elettronica ma è prima di tutto un virtuoso dell’UD,una chitarra meravigliosa con un suono che basta una nota per farti entrare in un mondo di regine che danzano e donne velate,profumi e traffico,giardini proibiiti e locali dove si fuma il narghilé,carovane e bazar,radioline distorte e cammelli,macchine sgangherate ,uomini con i baffi.Abbiamo fatto cose belle mischiando il suono dell’UD al basso di saturnino e al piano jazz e alle percussioni di bahia e non si sapeva più cosa stavamo suonando ma era la musica che suonava noi.Parlavo tutte le lingue,anche il curdo,cantavo il curdo meglio di un curdo.Succede a volte,con 50 gradi e 100 per 100 di umidità.

stalker

Al cinema del Lincoln Center c’è una rassegna con i film di tarkowski,il grande regista russo.Io i suoi film li ho visti da grande,tutti in DVD e li ho anche rivisti perché sono bellissimi,specialmente alcuni come solaris,stalker e andrei rubilev.Certo non sono film che scorrono via veloci e leggeri ma sono di quelli che alla fine ti lasciano qualcosa addosso,delle immagini che non si cancellano mai più e che danno forma a quello che si chiama “immaginario” personale.Una volta ho visto Stalker con 39 di febbre,mi sono messo addosso una grossa coperta e ho messo il DVD e alla fine del film la febbre era scesa un po’,giuro.Comunque al Lincoln Center ieri sono andato a vedere proprio stalker,un film che non consiglio a nessuno perché non voglio sentirmi poi dire che era un po’ lento e che non si capisce niente e che è pesante ccc. ma se uno è appassionato di visioni invece lo consiglio perché Stalker è un filmone,uno di quei film che tenta di trattare grandi temi,la vita la morte l’arte il desiderio il senso della vita e lo fa senza nessuna leggerezza,quindi attenzione.Vederlo in pellicola 35 millimetri è bellissimo,si vede il vero film voluto dal regista,che non credo abbia mai immaginato che un giorno i film li avremmo visti con il telefonino e che quindi lo ha realizzato perché fosse visto al buio,con il silenzio intorno,in una poltrona magari di legno senza imbottitura e con le immagini grandi e molto definite.Al Lincoln Center per vedere tarkowski,non lui che lui è morto ma il suo film in russo sottotitolato in inglese,c’era la fila fuori e il sold out.Molti tra il pubblico i giovani,immagino studenti di cinema o aspiranti filmaker.Ora il punto è:come mai la fila per vedere un film lento,in russo,per niente consolatorio,difficile da interpretare,un film che il gigantesco fantossi definirebbe “una cagata pazzesca”?forse perché ha ancora senso tentare di cercare un senso,tentare di infilare il coltello nella carne del mondo,tentare di avvicinarsi alla “zona” dove l’uomo entra a diretto contatto con il proprio desiderio più profondo,e non sempre e solo girarci intorno,starne alla larga,cambiare discorso.Il rischio è che si diventi campioni mondiali di “cambiare discorso”,io a volte me ne rendo conto e non mi sembra un bello sport anche se sono io il primo a praticarlo…ma ora cambiamo discorso… voltiamo pagina…passiamo ad altro …eh eh eh

July 12, 2009
oggetto musicale non identificato

Oggi il NEW YORK TIMES parla ancora di noi nella pagina delle cose da andare a vedere in città.E’ una cosa eccezionale,è il terzo articolo in un mese e c’è da esserne veramente contenti.Nel pomeriggio ho fatto un’intervista con la radio nazionale che si sente in tutti gli USA e il giornalista mi ha trattato con riguardo,la sera prima aveva visto il concerto al Joe’s pub e probabilmente è rimasto impressionato.In effetti io pure sono impressionato dal clima che si crea,la band è fortissima,ieri si è aggiunto un vibrafonista che è arrivato qui dalla grecia qualche anno fa e oggi suona in progetti musicali all’avanguardia.E’ un fenomeno,mette delle note che sono veri regali.
Domani mi intervista il Village Voice che qui è un settimanale che leggono tutti,un free press,perché anche a loro il concerto è piaciuto e si sono convinti che non si tratta di uno sfizio da rockstar esotica ma di un vero laboratorio musicale fatto per la musica e per trovare stabilire un contatto con la città.
Una delle cose belle che stanno succedendo è che vengono a sentirci anche molti musicisti,che sono un pubblico difficile da convincere,e la voce gira e ci rispettano.C’è un’idea della musica italiana abbastanza stereotipata qui,e non sembrano molto curiosi di sapere cosa arriva dal nostro paese a meno che non sia di vago sapore operistico ma le cose possono cambiare e stanno cambiando.La crisi della discografia mondiale sta stimolando nuove curiosità e questa città è un workshop a cielo aperto per le musiche più diverse e stare qui a suonare si sta rivelando molto stimolante.Come tutti i pellegrini anche io porterò indietro qualcosa al mio paese.
Siamo un “oggetto musicale non identificato” nel cielo di New York.E’ una bella sensazione.

vecchio frank

Ascoltare frank sinatra alla radio la domenica mattina in casa a new york è come mungere una mucca in svizzera,come pregare alla mecca,come aspettare l’alba a ibiza.Ti sembra che tutte le linee della tua mano convergano in quel punto.
C’è una radio che trasmette classic jazz e la domenica mattina passano sinatra che con la sua voce e il suo swing è in grado veramente di accenderti qualcosa.Ti fa venire voglia di vestirti bene con una bella camicia fresca di bucato,di camminare in un certo modo,di metter un cappello un po’ storto,di comprare dei fiori alla tua donna,di telefonare alla tua mamma,di prendere un vassoio di paste dsla pasticcere seguendo le sue mani con lo sguardo mentre fa il riccolo al nastrino.
Da ragazzino non lo puoi capire il vecchio Frank,la sua è una voce che ha bisogno di passare da diverse notti in bianco e almeno una decina di delusioni forti e digerite con qualche superalcolico e qualche “regret”,sennò non c’è verso,non riesci a capire perché lo chiamarono “the voice”.Invece io ora ho l’età giusta e mi sembro mio padre che da quando lo conosco , aveva più o meno la mia età di ora,va pazzo per sinatra.Non è difficile andare pazzi per Sinatra.
Non bisogna essere intenditori di musica ma solo aver addosso un po’ di vita.
Ci sono due tipi di musica:quella per gli appassionati di musica e quella per tutti.Solo poca musica,la migliore,corrisponde alle due categorie.sinatra per esempio.
Che Sinatra sia il più grande cantante di tutti tempi non sono io a dirlo ma io posso dirvi il perché.E’ il più grande cantante perché è il meno cantante,lui è un parlante,è uno che non canta ma racconta,non canta ma sta dentro e fuori dal ritmo come succede nella vita delle persone (nessuno riesce a seguire fino in fondo un metronomo,e meno male),non canta ma pensa a voce alta,non canta ma vive,e ti fa credere che quello che fa gli viene facle ( e invece raccontano che studiasse molto e curasse moltissimo la sua voce) ,insomma è “the voice”.Nella sua musica niente è casuale ma tutto lo sembra,tutto è casuale ma niente lo sembra.
Thank you Frank.

soul power

In houston street tra la prima e la seconda avenue c’è il sunshine cinema che fa sempre una bella programmazione.Può capitare di vedere Casablanca all’una di notte o La Dolce Vita in pellicola originale una domenica sera.Stasera a mezzanotte e mezza davano SOUL POWER,un film sul concerto in Zaire nel 1974 quando Mohammahd Ali fece il celebre incontro contro Foreman.C’è un altro film che si chiama “when we where kings” e parla proprio del match e io lo comprai il vhs in edicola con l’unità diversi anni fa,è un vero cult.Questo Soul Power è fatto con altri rulli della stessa pellicola e lo hanno appena finito di montare .Raccoglie le immagini e i suoni del festival che per tre giorni portò i più grandi della black music di allora nello stadio di kinshasa.Doveva essere l’evento che celebrava la nascita del “panafricanismo” voluto da Mobutu ma quello era un delinquente e il panafricanismo finì male proprio a causa di gente come lui e dei suoi complici occidentali.Resta il concerto ripreso in 16 millimetri che oggi finalmente si può vedere.Resta la buona fede degli artisti coinvolti che erano lì a credecrci e quelle sere suonarono tutti al meglio.BBking,bill withers,the crusaders,james brown,miriam makeba,tutta roba che io ci vado a nozze.C’è anche Celia Cruz,la grande cantante cubana,che meraviglia.Una notte di qualche anno fa cenai con lei e suo marito in un ristorante cubano proprio qui a New York,pochi mesi prima che morisse.Il suo più grande desiderio era di suonare al Pavarotti and Friends con Big luciano e dopo quella cena cercai la Nicoletta e il maestro la invitò,si fidarono del mio consiglio.Io e mia moglie,che era ancora la mia fidanzata,abbiamo un ricordo bellissimo di quella cena con Celia,una regina popolare .Tutti facevano la fila per renderle omaggio.E suo marito,Pedro,scappato con lei da Cuba poco dopo la rivoluzione per sfondare negli USA,Erano elegantissimi lui e lei,impecabili e ancora innamorati.Ne avevano passate insieme di cose.Mi feci raccontare di Cuba prima di castro,di perez prado,di tito puente,del mambo e della salsa.Della fuga,delle promesse,della delusione.Della musica e di new york.Storie di vita vissuta.
Gente pazza per la musica,che mentre parla canta e mentre canta racconta.
Il film,soul power, è un viaggio negli anni 70 e in un’idea del mondo forse ingenua ma contagiosa,dove l’Africa proprio come una regina viene omaggiata dai suoi figli e dal mondo intero attraverso il suo ritmo,le sue voci,la sua energia.

carmine

In Carmine street nel greenwitch village c’è la chiesa del Carmine e spesso fanno la messa in italiano.Questa è una zona storica di italoamericani e alla Messa della domenica mattina ci vanno in tanti.Molti anziani,a me viene una gran voglia di sapere tutte le loro storie perché le vicende di emigrazione raccontate dai vecchi sono belle,è rimasto quasi solo l’oro e luccicano come i loro occhi mentre le raccontano.
Entrare nella chiesa del Carmine è come fare un salto in una sintesi del nostro cattolicesimo tradizionale ,coi suoi santi e i suoi colori,il sagrestano ecc.Il cattolicesimo romano in america è conservatore,all’ingresso c’è una manifesto che invita i giovani a farsi preti ma il testimonial della foto è un cappellano con l’elmetto che dà l’estrema unzione a un soldato a terra “il mondo ha bisogno di eroi…hai mai pensato di diventare prete?” dice lo slogan.
Durante la Messa il cestino delle offerte passa non una ma tre volte.il sacerdote è simpatico,ha l’aria di un uomo di mondo, e l’omelia è un classico senza guizzi.
Roba rassicurante in un’italiano senza accento.
“ma dì soltanto una parola e io sarò slavato” questa è da sempre una delle frasi della liturgia che mi resta in testa.Non so bene perché,è così da sempre,questa cosa che uno dice una parola e ti salva,senza bisogno di allungarti un ponte o di aprirti lo stomaco o legarti con una corda o calarti una scaletta da un elicottero …
Sentire parlare la nostra lingua mi conferma l’idea che le lingue siano luoghi.Nelle lingue si nasce,nelle lingue ci si muove,sono il vero spazio dove si sviluppa un’esistenza.
Bisogna allontanarsi per vedere le cose,succede con tutto,per questo appena ho l’occasione di parlare con qualcuno più giovane di me che mi chiede consiglio la prima cosa che dico è vattene,prendi uno zaino e prima possibile spostati da dove sei,allonatanti dalla tua lingua,dalle tue consolazioni,dai tuoi luoghi abituali,mettiti in pericolo,confrontati con spazi diversi,fallo prima che puoi e prima che sia troppo tardi.

credenti

New York è una città con una grande concentrazione di “credenti”.Non sto parlando di religione,o perlomeno solo una piccola parte di credenti lo sono rispetto a un credo religioso.Sto parlando di “credenti” come li intendo io.Gente che crede in qualche cosa e di conseguenza regola il suo tempo e le sue energie senza aspettarsi nulla in cambio.Se uno credesse in Dio aspettandosi una ricompensa commisurata alla sua fede non sarebbe un vero credente ma qualcos’altro.Chi crede crede e il credere è in sé la ricompensa.Parlo di musica,parlo di arte,parlo di economia,parlo di cucina,parlo di insegnamento,parlo di apprendimento,parlo di prototipi umani,di stili di vita,di innovazione,di cura e crescita di progetti,parlo di “believers” che sono la forza del paese in cui sto suonando ma non solo di questo paese dove stiamo suonando.Sono la forza di una società anche se nella società ci vivono a modo loro.
Tra quelli che fanno musica a New York se ne incontrano molti,la maggior parte sbarcano a malapena il lunario e il loro nome resterà ignoto al mondo ma praticano la loro arte con una disciplina e una fede che guardarla fa lo stesso effetto di quando dietro a una duna nel centro del sahara sai che c’è un nomade col suo cammello che da solo senza nessuno che lo guardi si inginocchia e prega.Esistono i grandi sacerdoti,gli impostori,i falsi profeti,i burocrati,i devoti,i fedeli,i blasfemi,i santi di ogni campo e in ogni campo ci sono quelli che non ci credono e quelli che ci credono,the believers.Andando a piedi al Nublu,il locale nell’east side dove suoniamo il lunedì ,un posto gestito da believers dove suonano quasi tutti believers,si passa da un un giardino pubblico grande 10 metri per 8 che una cartello di legno scritto a vernice definisce “la piccola Versailles”.E’ un posto tenuto in vita e curato da un gruppo di volontari che se ne occupa come se fosse una fetta di paradiso terrestre.Si entra attraverso un piccolo cancello e in quei 10 metri c’è un vialetto una panchina una fontana al centro,dei sassolini,delle aiuole,le rose,una piccola tettoia per ripararsi dal sole e magari leggere un libro o consumare un pasto.Nel punto più trucido di manhattahn,tra spacciatori di crack e lavanderie a gettone che hanno l’aria di essere una copertura, un pugno di believers cura uno spazio per il piacere di farlo,perché ci credono,perché è un modo per creare una parentesi di senso in una vita che ,come dice Vasco,forse un senso non ce l’ha.Ci sono entrato mentre passavo di là pensando di essere solo e invece al centro vicino alla fontana c’era un tipo a testa in giù in verticale che ha tenuto la posizione come se io non ci fossi,come se niente altro ci fosse.Stava reggendo il mondo sulla sua testa.Sembrava reggere il mondo sulla sua spina dorsale.Senza fare rumore ho ripreso il mio cammino.

coney island

sabato a coney island.Si prende la metro F fino al capolinea attraversando brooklyn un pò sopra e un pò sottoterra.Si passa anche da un cimitero fitto fitto che in mezzo ha un campo di baseball.L’ho visto.Coney Island è dove c’è la famosa ruota panoramica old style,dove dovevano arrivare i Waarriors in “guerrieri della notte”,film mitico.
“è un carnaio” direbbe la mì mamma.Un magnifico carnaio americano dove si può gettare uno sguardo sull’america che raccoglie forza lavoro e gente che sogna una vota mogliore da tutto il mondo :arabi,indiani,persiani,cinesi,russi, africani e tantissimi ispanici ,facce precolombiane.Le donne dalle grandi braccia che sono fabbriche di figli.Una marea di mariti e per ogni marito una marea di figli che sono l’america del futuro perchè quelli del centro città di figli ne fanno pochi e le periferia sono molto molto più estese dei centri borghesi che mangiano tofu e sushi e fanno yoga.
Coney Island vale la pena.Si passeggia sulla spiaggia e sul boardwalk di legno,l’acqua è sporca colore del piombo e puzza di oceano atlantico.Qualcuno fa il bagno ma sono pazzi,è pericoloso e gelato.
Vendono spidermen gonfiabili e cibo cibo cibo. pannocchie,hot dogs,donuts,gelati dai colori digitali,frutta pompata,zucchero filato,sbobba cinese,bibitoni di ogni tipo.Miliardi di calorie in cibi senza sacralità che si mangiano camminando.Per noi Italiani resta un sacrilegio mangiare senza un tavolo,una tovaglia,un orario.
A volte in America ho limpressione che si faccia sempre solo colazione,ogni pasto è un breakfast.Forse è anche per questo che c’è il problema dell’obesità che è diventata emergenza nazionale.Se uno mangia tutta la vita come un bimbo di 12 anni che gioca a pallone otto ore al giorno finsice per crescere all’infinito fino a scoppiare.

July 10, 2009
l’unità nel giornale

Ho sentito mia sorella Anna che è a Cortona e mi ha detto che il babbo chiede al giornalaio di di tenergli “l’unità” perché ci sono scritte le cose da NY di suo figlio però il patto è che il giornalaio Doriano lo nasconda dentro “il giornale”.
Quando eravamo piccoli c’era la Festa de l’unità ai giardini di cortona a fine agosto con la grande graticola e il fumo che saliva dove cuocevano i bambini e l’ordine era che noi figli non potessimo superare il monumento ai caduti oltre al quale iniziavano le bandiere rosse.Chiaramente quello è un tipo di proibizione che stimola un pischello quale ero io a pensare che oltre quel monumento ci fosse qualcosa che valeva la pena vedere.
In realtà c’erano bistecche e salsicce e un sacco di persone che in genere si vedevano in giro sui trattori nelle campagne circostanti o sporchi di morca in qualche officina invece lì erano ben pettinati e passeggiavano con orgoglio e poi si ballava il liscio o qualche sera c’erano gruppi locali di rock e l’ultima sera qualcuno visto in Tv veniva a parlare e a stringere mani.La cosa che mi piaceva della festa de l’unità era che fosse una festa vera e propria,e l’unica regola di una festa che possa dirsi tale è che ci sia qualcosa da festeggiare.Poi subito dopo la festa de l’unità c’era la festa “dell’amicizia” che la faceva la DC ma con tutto il rispetto per il partito che votava il mio babbo e tanti altri babbi lì si ballava molto meno e non c’erano i manifesti con parole esotiche come Cile e Cuba che restavano in testa e facevano pensare a un mondo ampio,più grande di quello che si vedeva intorno a noi.Sto parlando di un mondo morto e sepolto però l’unità nascosta nel giornale come un porno è una cosa mitica nel vero senso della parola e vista da New York fa ancora più effetto.

lo studio

Spedizione a Brooklyn a vedere uno studio di registrazione dove a fine mese vorrei fare qualche giorno di session con i musicisti che ho conosciuto in queste settimane.Lo studio è bellissimo,è il paese dei balocchi,ha una grande collezione di strumenti analogici dagli anni quaranta in poi e il proprietario stesso potrebbe stare nella collezione come rappresentante di un mondo.Si sale una rampa di scale e si entra in un luogo che a un’occhio profano potrebbe sembrare un magazzino di un rigattiere e invece ognuno di quegli oggetti ha una voce,una storia,un timbro pronto per servire un’idea musicale,per raccontare qualcosa se c’è qualcosa da raccontare.
Gli studi di registrazione sono ormai in via di estinzione,la musica si può fare con un computer portatile che ormai è in grado di simulare qualsiasi timbro e anche l’eco naturale di qualsiasi ambiente fisico dalla cattedrale di Colonia a una vasca da bagno di New Orleans.Non ci sono più scuse ,oggi nessuno può dire non riesco a realizzare le mie idee artistiche perché non ho i mezzi,oggi le idee sono gli unici mezzi di cui c’è bisogno e per realizzarle la tecnologia ormai è alla portata di tutti gli abitanti della nostra parte di mondo,quella che bene o male può permettersi l’uso di un computer del genere più economico.Però ci sono ancora gli appassionati,gli higlander,gli hobbit (spesso ne hanno anche le fattezze) che tengono in piedi questi santuari della musica,queste caverne piene di cavi e di profumi di legno vecchio,ferro arrugginito,muffa,elettricità,stagno fuso,caffè,nastro magnetico,interno di pianoforte (che ha un suo odore),questi luoghi sono delle vere e proprie pance di balena dove in fondo, al buio c’è un geppetto che ancora lucida la sua chitarra e ripara le valvole di un amplificatore che tu alzi il volume e senti un essere vivente con un suo pensiero,un suo punto di vista e a te non resta che entrarci in relazione meglio che puoi.Mi ha fatto ascoltare una tastiera yamaha degli anni 70 con la quale hanno doppiato il robot C1 di guerre stellari e ho riconosciuto la voce.
Questa,nonostante i segnali che farebbero pensare il contrario e senza voler essere il solito ingenuo che vede bicchieri mezzi pieni in tutti i posti, può essere un’epoca veramente entusiasmante,la possibilità di “fare mondi” (come giustamente titola quest’anno la biennale di Venezia) è totale e non possiamo non approfittarne,sarebbe un peccato.Abbiamo questa compressione del tempo in cui non c’è più vecchio e nuovo e “qui” e “lì” ma tutto avviene ora in equilibrio su fili che pendono sopra al mondo e 6 miliardi di acrobati si guardano negli occhi stando attenti a non cadere ma anche disposti a cadere,però,disposti a perdere,però.Sennò che gusto c’è a stare sul filo?

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